Norma sul coefficiente di indipendenza finanziaria

Negli ultimi anni l'UE ha attuato una riforma sostanziale del quadro normativo sui servizi finanziari volta rafforzare la resilienza degli enti enti creditizi o imprese di investimento che operano nel settore finanziario dell'UE e basata in larga misura sulle norme globali concordate con i partner internazionali. Il pacchetto di riforma comprendeva il regolamento UE n.

Queste misure sono state adottate in risposta alla crisi finanziaria scoppiata nel e rispecchiano le norme convenute a livello internazionale.

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Pur avendo reso il sistema finanziario più stabile e resiliente a numerosi tipi di shock e crisi che potrebbero verificarsi in futuro, le riforme non affrontano in modo esauriente tutti i problemi individuati. La Commissione ha riconosciuto la necessità di ridurre ulteriormente il rischio nella sua comunicazione del 24 novembre 5 e si è impegnata a presentare una proposta legislativa basata sugli accordi internazionali di cui sopra.

Oltre a rafforzare ulteriormente la resilienza del sistema bancario europeo e la fiducia dei mercati nei suoi confronti, queste misure di riduzione del rischio permetteranno di progredire ulteriormente verso il completamento dell'Unione bancaria.

La necessità di adottare altre misure legislative concrete per ridurre il rischio nel settore finanziario è stata riconosciuta anche nelle conclusioni del Consiglio Ecofin del 17 giugno 6.

La risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo sull'Unione bancaria — Relazione annuale indica inoltre alcuni aspetti del quadro normativo vigente che potrebbero essere oggetto di ulteriori interventi. Al tempo stesso, la Commissione doveva norma sul coefficiente di indipendenza finanziaria conto del quadro normativo vigente e dei nuovi sviluppi normativi a livello internazionale nonché rispondere alle sfide che influiscono sull'economia dell'UE, in particolare la necessità di promuovere la crescita e l'occupazione in un contesto di prospettive economiche incerte.

Sono state varate diverse iniziative importanti, come il piano di investimenti per l'Europa FEIS e l'Unione dei mercati dei capitali, per rafforzare l'economia dell'Unione.

Bisogna rafforzare la capacità degli enti di finanziare l'economia senza compromettere la stabilità del quadro normativo. Per agevolare l'interazione sia tra le recenti riforme del settore finanziario sia tra queste e le nuove iniziative, ma anche con le riforme di più ampia portata attuate di recente nel settore finanziario, la Commissione ha eseguito, in base a un invito a norma sul coefficiente di indipendenza finanziaria contributi, una valutazione olistica e approfondita dell'attuale quadro sui servizi finanziari CRR, CRD, BRRD e SRMR.

L'imminente riesame delle norme globali è stato inoltre valutato in una prospettiva più ampia in termini di incidenza economica. Le modifiche basate sugli sviluppi internazionali rappresentano l'attuazione fedele delle norme internazionali nel diritto dell'Unione, con adeguamenti mirati per rispecchiare le specificità dell'UE e tener conto di considerazioni strategiche di più ampio respiro.

Ad esempio, il diffuso ricorso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole e medie imprese PMI dell'UE o per progetti infrastrutturali richiede adeguamenti normativi specifici per preservare la capacità degli enti di finanziarle, visto che le PMI sono la colonna portante del mercato unico. È necessaria un'agevole interazione con le disposizioni esistenti, ad esempio per quanto concerne la compensazione centrale e la copertura delle esposizioni in strumenti derivati, o una transizione graduale verso alcune delle nuove disposizioni.

Alcuni adeguamenti hanno una portata o una durata limitata e quindi non incidono sulla solidità generale delle proposte, che sono in linea con il livello di ambizione di base delle norme internazionali. Le proposte intendono inoltre migliorare le norme esistenti, sulla base dell'invito a presentare contributi.

Inoltre la Commissione ha preso in considerazione il rischio legato ai prestiti alle PMI e al finanziamento di progetti infrastrutturali e ha constatato che in alcuni di questi casi sarebbe giustificato applicare requisiti di fondi propri inferiori a quelli attuali.

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Di conseguenza le presenti proposte modificano questi requisiti e aumentano la proporzionalità del quadro prudenziale per gli enti. Infine la Commissione, in stretta cooperazione con il gruppo di esperti sull'attività bancaria, i pagamenti e le assicurazioni, ha valutato l'applicazione delle opzioni e della discrezionalità presenti nella CRD e nel CRR. Sulla base di questa analisi, la presente proposta intende eliminare alcune opzioni e una parte della discrezionalità per quanto concerne le disposizioni sul coefficiente di leva finanziaria, sulle grandi come guadagnare molto velocemente senza investimenti e sui fondi propri.

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Si propone di eliminare la possibilità di creare nuove attività fiscali differite garantite dallo Stato non basate sulla redditività futura che sarebbero esentate dalla deduzione dal capitale regolamentare.

La proposta modifica la legislazione in vigore e la rende pienamente coerente con le politiche esistenti per quanto concerne i requisiti prudenziali degli enti e il loro quadro di vigilanza e di risanamento e risoluzione delle crisi.

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Nonostante i notevoli progressi compiuti, sono necessarie misure supplementari per completare l'Unione bancaria, tra cui la creazione di un sistema unico di garanzia dei depositi. Il riesame del CRR e della CRD fa parte delle misure di riduzione del rischio necessarie per rafforzare ulteriormente la resilienza del settore bancario e parallele alla graduale introduzione del sistema europeo di assicurazione dei depositi EDIS.

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Al contempo il riesame intende assicurare la continuità di un codice unico per tutti gli enti dell'UE, sia all'interno che all'esterno dell'Unione bancaria. Gli obiettivi generali della presente iniziativa sopra descritti sono pienamente coerenti con gli obiettivi fondamentali dell'UE di promuovere la stabilità finanziaria, ridurre la probabilità e la portata del sostegno dei contribuenti in caso di risoluzione di un ente e contribuire a un finanziamento sostenibile e armonico dell'attività economica, favorendo quindi un elevato livello di competitività e di tutela dei consumatori.

Come indicato più sopra, questi obiettivi generali sono inoltre in linea con gli obiettivi di altre grandi iniziative dell'UE. Misure nazionali miranti, ad esempio, a ridurre il ricorso alla leva finanziaria degli enti e a rafforzarne la stabilità di finanziamento e i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione non sarebbero efficaci quanto le norme dell'UE nel garantire la stabilità finanziaria, poiché gli enti godono della libertà di stabilimento e della libertà di fornire servizi in altri Stati membri, il che influisce sul livello di prestazione transfrontaliera di servizi, sui flussi di capitali e sull'integrazione del mercato.

Al contrario, misure nazionali potrebbero falsare la concorrenza e influenzare i flussi di capitali.

Inoltre l'adozione di misure nazionali risulterebbe difficoltosa dal punto di vista giuridico dato che il CRR regolamenta già la materia bancaria per quanto concerne i requisiti di leva finanziaria segnalazionei requisiti di liquidità in particolare il coefficiente di copertura della liquidità, LCR e i requisiti del portafoglio di negoziazione.

Le modifiche promuovono inoltre un'applicazione uniforme dei requisiti prudenziali e la convergenza delle prassi in materia di vigilanza, garantendo inoltre condizioni di parità per i servizi bancari in tutto il mercato interno. Gli Stati membri non possono realizzare in maniera sufficiente questi obiettivi. La piena collaborazione e fiducia nell'ambito del meccanismo di vigilanza unico SSM e in seno ai collegi delle autorità di vigilanza e delle autorità competenti al di fuori dell'SSM è essenziale affinché gli enti creditizi siano sottoposti a una vigilanza efficace su base consolidata.

Le norme nazionali non consentirebbero di conseguire questi obiettivi.